martedì 28 marzo 2017

Incontro con la Polizia di Stato

Il 27 marzo  i ragazzi delle classi prime hanno incontrato il IV reparto mobile della Polizia di Stato.




E’ stato mostrato  un filmato attraverso il quale gli alunni hanno potuto osservare  le situazioni di emergenza verso cui la squadra è chiamata ad intervenire sul territorio nazionale.





Alla visione del documentario è seguito un dibattito, ricco di interventi pertinenti,  che ha pienamente coinvolto i ragazzi.
Successivamente si sono tenute delle simulazioni negli spazi esterni della scuola:  gli alunni hanno osservato dal vivo   gli  strumenti  in dotazione alla squadra e hanno simulato situazioni reali. 






 Un’altra occasione di crescita e di formazione nell’ambito dell’educazione alla legalità.

lunedì 20 marzo 2017

II Torneo Nazionale di Geometriko

Se nell’a.s. 2015/2016 il Torneo Geometriko aveva fatto capolino nella nostra scuola come un’ardita sperimentazione, quest’anno è stato riproposto  come consolidata realtà.
Parlano i numeri: l'anno scorso hanno partecipato 10 classi seconde e terze,  circa 200 alunni; quest'anno il gioco ha coinvolto 23 classi e  ben 500 alunni!

Ma cosa è Geometriko? 
E' un  gioco didattico basato sulla Teoria Gerarchica dei Quadrilateri ideato dal prof. Leonardo Tortorelli,  che appassiona e coinvolge gli studenti -  fornendo loro strumenti per sviluppare le competenze geometriche e potenziare le abilità visuo-spaziali.
Per gli insegnanti  è uno mezzo accattivante  per  veicolare contenuti altrimenti noiosi.

Il Torneo Geometriko  è una gara articolata in fasi:  tornei di classe,  tornei di Istituto, fase regionale.
I campioni di Istituto e i primi classificati ai tornei regionali  sono ammessi alla fase successiva, ovvero alla  finale nazionale, articolata in semifinale, finale e finalissima nazionale,  che si svolgerà con il patrocinio della Regione Puglia  a Uggiano, vicino Otranto.

A febbraio si sono disputate le finali d’istituto:  20 ragazzi, i più bravi a superare sia la selezione nella propria classe che le durissime semifinali d’istituto, si sono contesi il titolo di campione d’Istituto e il diritto di accedere alla fase regionale.  


Al termine di un’animata finalissima a 4, l’ha spuntata D’Abbrunzo Francesco di III N, quasi incredulo e visibilmente emozionato all’idea di poter andare di diritto in Puglia per le finali.




In seconda e terza posizione  si sono classificati  Cacciapuoti Gabriele di II O e Botta Syria di III O. 

Per entrambi, la possibilità di aggiudicarsi l’unico altro posto disponibile  per la finale nazionale si è concretizzata pochi giorni fa, quando nella sede di Villaricca del Liceo Pluricomprensivo Cartesio si sono disputate le gare regionali, organizzate e arbitrate dalla Coordinatrice Regionale per la Campania, prof.ssa Raffaella Pirozzi. 



I nostri si sono comportati benissimo: Gabriele ha sfiorato la finalissima classificandosi secondo al suo tavolo; Syria ha superato la selezione del primo tavolo e ha potuto disputare la finalissima contro altre tre concorrenti: una sfida leale e coinvolgente che l’ha vista alla fine guadagnare un bellissimo secondo posto, nonchè, grazie ad un ripescaggio, anche il brivido di partecipare alla finale nazionale. 



Ora aspettiamo gli esiti della gara nazionale. Tifiamo tutti per  per Francesco e Syria!


Ecco le foto di tutti i vincitori dei tornei di classe e di isti:







Per altre informazioni sul II Torneo Nazionale di Geometrico cliccare QUI










sabato 11 marzo 2017

Incontro con l'Arma dei Carabinieri.

Dal 2010 è operativo presso la stazione dei carabinieri di Villaricca un programma di educazione alla legalità che vede i militi “in azione” nelle scuole  - e anche in altri centri di aggregazione -  non in funzione “repressiva”, ma come formatori. 
In questa ottica si è svolto l’incontro tra il maresciallo Salvatore Salvati e i ragazzi delle classi II e III della nostra scuola.  


La collaborazione tra la scuola e l’ Arma dei carabinieri è un emblematico  esempio di  sinergia tra istituzioni per  lo sviluppo della cultura  della legalità e della  buona convivenza.

 “Per un controllo fermammo un’autovettura. Conducente e passeggeri indossavano tutti la cintura di sicurezza – racconta il maresciallo Salvati – Dal finestrino posteriore si sporse un ragazzino e mi salutò, dicendomi: ”Ciao maresciallo. Hai visto? Sono stato io a convincere mamma e papà a mettere la cintura.

L’interesse mostrato dai ragazzi, come dimostrano le seguenti impressioni, spinge a fare sempre di più. 


Durante l' incontro con il maresciallo Salvati  abbiamo affrontato diversi argomenti tra cui  il bullismo, la droga ed il pericoli che corriamo in rete. Sin dall' inizio ci è sembrato una persona molto determinata che sa interagire molto bene con i ragazzi,  facendoci capire cose importanti con leggerezza. Ci ha raccontato quando in caserma una madre andò a denunciare un episodio di bullismo, perchè il figlio da  alcunei settimane inventava scuse per non andare a calcetto perchè i suoi amici lo prendevano in giro e non gli passavano la palla solo perchè  non indossava vestiti firmati. Quando ci ha parlato di questo episodio siamo stati travolti dalle emozioni: tenerezza, perchè comprendevamo lo  stato d'animo del ragazzo ma  nello stesso tempo anche ammirazione, perchè ha avuto il coraggio di parlare alla madre.
Abbiamo imparato cose nuove, ad esempio non sapevamo  che per la legge i ragazzi con etá inferiore ai 14 anni non vengono puniti ma devono seguire dei corsi per capire di aver sbagliato e nei casi più gravi vengono allontanati dalle famiglie . 
È stato un incontro molto bello che ci servirá molto
La 3^A

E’ stato interessante ascoltare e informarsi su ciò che accade per strada. Il maresciallo ci ha anche dato dei consigli su come comportarci e ha detto che prima di fare qualsiasi cosa bisogna sempre riflettere e bisogna sempre dire la verità.  Maria Picaro II C


Il maresciallo ci fece  subito capire una cosa. Non ci avrebbe trattato come dei bambini, ma da ragazzi quali siamo. Credo che anche lui in fondo volesse abbattere questa barriera e parlare di alcuni argomenti  in modo diretto. A  parer mio giustamente, perché nonostante la nostra giovane età siamo comunque consapevoli di quello che succede intorno a noi. 
A volte sembra che "i grandi" vogliano farci crescere in una sfera di vetro, senza farci affrontare la realtà, eppure è una cosa senza senso. Il maresciallo cominciò subito dicendo che avremmo parlato del bullismo, del cyber bullismo e delle sostanze stupefacenti. Il discorso sul bullismo è stato  molto serio, non il classico: Non fate queste cose.
No,  di divieti sterili ne avevamo abbastanza. Addirittura facemmo anche un esempio piuttosto esauriente su quelli che sono i ruoli del bullo, della vittima e degli spettatori e sulle conseguenze legali e psicologiche su ognuno di questi personaggi. 
La vittima ad esempio, sentendosi sempre più esclusa e derisa  dagli spettatori potrebbe diventare un emarginato o addirittura  cadere in depressione. 


Dopodiché abbiamo parlato di un argomento a mio avviso più interessante: il cyber bullismo. La sala si fece più calda, più attenta, più tesa. Credo che un po' tutti i ragazzi si siano rispecchiati nelle parole del maresciallo,  perché ormai tutti viviamo in un mondo dove i ragazzi passano la maggior parte del loro tempo sul cellulare, senza pensare al mondo esterno, e se provi solamente ad andare controcorrente vieni bollato come "stupido".
Mi é piaciuto davvero molto quest'incontro, spero che ci siano altre incontri  simili in futuro per gli altri ragazzi,  perché   sono argomenti e problemi REALI che vanno affrontati senza peli sulla lingua. Leonardo Russo III E

Abbiamo parlato del bullismo, un argomento che tocca da vicino molti ragazzi tra cui uno dei miei più cari amici. Ho pensato a quanto le persone agiscano senza pensare, senza dare importanza a ciò che provano gli altri. Insomma il gioco è bello quando tutti ridono. Ci ha spiegato, con delle scenette che ha fatto con dei ragazzi, che chi guarda e non interviene  è complice. Ci ha detto di pensare sempre con la nostra testa di non lasciarci mai influenzare dagli altri e se c'è qualcosa che secondo noi non è giusta è giusto rivolgersi a degli adulti. Mi ha comunicato in quel momento il mio motto. Pensare sempre con la propria testa e non farsi cambiare dagli altri perché ognuno di noi è unico e irripetibile e non deve diventare qualcun'altro a causa del gruppo. 
Conosco le problematiche relative alla  maggior parte delle  cose di cui ha parlato il maresciallo,  ma é stato bello ugualmente perché fermarsi a riflettere aiuta a crescere,  e anche se sono cose di cui ho discusso molte volte mi ha fatto piacere rifletterci su  ancora. 
Sara Anzalone III E


Un'altra cosa che ci ha raccontato il maresciallo e che mi ha stupito   è che se per esempio da giovani si fa qualcosa di sbagliato questo incide sul futuro. Matteo Navarra II C

Guardando il capo dei carabinieri, non so nemmeno io il perché ma mi sentivo al sicuro con lui, Forse era per la divisa che indossava, boh.
Iniziato ľ evento il Maresciallo ha iniziato a parlare di bullismo, un argomento molto delicato ma lui é riuscito a farci capire, anche attraverso una scenetta, che é una cosa sbagliatissima e che dai sedici anni in poi si puó essere puniti anche con la GALERA.
Abbiamo parlato della pedofilia...questo é un argomento che mi incuriosisce ma allo stesso tempo mi spaventa, ed é molto facile diventare vittima (pure con i Social Network).
In conclusione sono stato molto ma molto contento di partecipare a questo incontro e se in futuro alle scuole superiori ricapiterà non esiteró a farmi avanti.
Andrea Bavaro III E

Mentre parlava  il maresciallo mi sono appassionato a ciò che diceva, sia per come si esprimeva, sia per la sua gentilezza verso gli alunni.
Mi ha colpito molto quando ci ha parlato del cyber bullismo perché non mi sarei mai spettato che una cosa  all’apparenza banale potesse scatenare un putiferio.
Domenico Cante II C



giovedì 9 marzo 2017

Diamo i numeri

Nella scuola  media Ada Negri  si danno i numeri! 
Tranquilli, nessuno – ancora – è impazzito davvero. 

La scuola  partecipa alla III edizione del concorso “Diamo i numeri” -  una sfida incentrata su giochi e quesiti  logici e matematici  - ideato dalla S. S. di I grado Salvemini di San Sebastiano al Vesuvio.
Il concorso, riservato alle classi III delle scuole della provincia di Napoli,  ha previsto una selezione interna che permetterà ad 8 alunni che hanno ottenuto il miglior punteggio  di partecipare alla sfida finale .  
Il  21 febbraio  ben 128 alunni delle sezioni A, C, D, E, F, G, H, I e N hanno messo alla prova neuroni e pazienza per risolvere  20 item -  alcuni dei quali difficilissimi – che sono stati scelti dagli organizzatori per la prima qualificazione. 



Tripla difficoltà per i  ragazzi, che  sono stati raggruppati nelle aule secondo l’ordine alfabetico di tutti i partecipanti e non per classe,  e che in nessun modo hanno potuto contare sul buon cuore dei docenti, in quanto  durante lo svolgimento del test la supervisione  non è stata affidata a insegnanti di matematica  ma a docenti di altre discipline. 

Alla finale che si svolgerà il 19 maggio  presso la  Salvemini di San Sebastiano, saranno in gara  per l’Ada Negri tre ragazze e cinque ragazzi, per i quali già da adesso facciamo un tifo sfegatato. 
Ecco i nomi e i volti. 

Arboretto Francesco III N, Arcidiacono Michele III I, D’Alterio Giovanni III C, De Roberto Aurora III C, Di Cola Marcella III A, Di Nardo Carmine III C, Mallardo Alessandro III C, Migliaccio Alessandra III C. 







martedì 21 febbraio 2017

Incontro con il nonno Carlo D'Abbrunzo: testimone di guerra e fascismo.




L'idea  di farci incontrare il nonno di un nostro amico è stata davvero molto utile per capire come è stata dura l'esperienza della Seconda guerra mondiale  per chi viveva a Villaricca o a Giugliano e aveva la nostra età.


Noi ragazzi delle terze,  per incontrare il nonno del nostro compagno ci siamo preparati con impegno, abbiamo pensato a delle domande da fargli e abbiamo ascoltato con piacere ciò che ci ha detto. 



Ci ha raccontato ad esempio che cominciò a lavorare a tredici anni, che per andare a lavoro, alla Mostra d'Oltremare,  prendeva il tram da solo. Ci ha raccontato della paura dei tedeschi, dei bombardamenti, della povertà delle famiglie, della crudeltà della guerra e particolarmente del fatto che per un tedesco ucciso in zona catturarono più di una decina di italiani che fucilarono in piazza Annunziata a Giugliano sotto gli occhi terrorizzati dei familiari e dei presenti, lasciando i cadaveri privi di sepoltura per tutto il giorno.
Mi ha stupito che il nonno ricordasse tutti i particolari di ciò che era successo e che sia riuscito a coinvolgere noi ragazzi con il suo racconto. 
Per me e per i miei compagni è stata una bellissima esperienza.

Giulia Biello, III N


Carlo D'Abbrunzo, classe 1927


Stele commemorativa dei XIII Martiri dell'eccidio di Piazza Annunziata a Giugliano


giovedì 2 febbraio 2017

Palazzo Montecitorio: visita d'istruzione.

Visitare le sedi del Parlamento  è occasione preziosa e rara: ciascun istituto scolastico può richiedere appuntamento per un solo gruppo di studenti nel corso dell'anno scolastico.
Per l'anno scolastico 2016/17 è stata accettata la richiesta di visita di Palazzo Montecitorio.
Il 19 gennaio 2017  il gruppo dell'Ada Negri, costituito da "rappresentanti" delle classi terze, ha avuto modo di addentrarsi nelle stanze e nei saloni della sede della Camera dei Deputati.


Il resoconto dell'esperienza nelle parole dei ragazzi.


Era novembre quando la prof ci parlò di questa visita di istruzione, ma noi, o almeno io, non le diedi molto peso. Poi a dicembre la prof ci disse che se avessimo voluto partecipare, avremmo dovuto  fare una ricerca, e i più meritevoli sarebbero stati scelti per rappresentare la scuola. Decisi di provarci e andai  anche bene, perché  fui scelta per andare a Montecitorio. Ero entusiasta. Il giorno prima della partenza è stato "Ansia":   mia mamma che  dice che devo chiamarla spesso, che devo farle sapere tutto, poi la paura di dimenticare qualcosa... insomma  dire che ho dormito la notte precedente la visita è una barzelletta.

Una volta arrivati a Roma sono rimasta un po' sorpresa da questa città sia perché è la capitale , ma anche per il fatto che stando lì pensavo che mi sarebbe mancata Napoli ma, scesi dal pullman mi sono resa conto che tanto diversa da Napoli non era, a parte il fatto che non si sentiva né l’ odore di frittura né c’era l’ ombra delle bancarelle nei vicoli. Davanti a Montecitorio subito ho pensato alla televisione e a tutte le volte che avevo visto quella facciata al telegiornale. 

L'edificio affaccia da un lato su piazza del Parlamento e dall'altro su piazza Monte Citorio. Ci siamo fermati davanti alla  grande facciata con tanti gradini che portano  ad un maestoso portone, solo che l'entrata dell'edificio non era quella. Di fianco alla scalinata, c'è una piccola porticina dove ci aspettava la guida, che si è presentata a tutti.

La guida  mi ha dato l’ idea di una poliziotta per il suo modo di vestire.

Per motivi di sicurezza è stato necessario il controllo con il metal-detector, e inoltre abbiamo dovuto consegnare tutti i telefoni;  mi sono apparse eccessive le misure di controllo previste.

La guida ha  spiegato la storia del Palazzo  illustrandoci le differenze architettoniche dei vari periodi storici in cui è stato realizzato spiegandoci anche le differenza fra i vari stili.
L'edificio è di   tre piani: su ognuno di essi vi sono  vari uffici, ma quelli più importanti sono sul secondo; oltre a  varie sale stampe, c'è  l'entrata dell'aula legislativa e le finestre s'affacciano sul cortile d'onore, dove c'è  la fontana. Siccome è un luogo importante, la visita è stata più che silenziosa, anche se la guida cercava di farci partecipare alla spiegazione.

Andiamo a vedere il corridoio, all'inizio mi sono detta "un corridoio, anche io lo tengo a casa, che sarà mai", non era come il corridoio che ognuno ha a casa, è  diverso, lunghissimo e larghissimo, con il pavimento rivestito da un tappeto rosso, mi sembrava di stare in un castello. Questo corridoio viene chiamato "Transatlantico", perché è caratterizzato da arredi che ricordano  le navi, infatti sul soffitto non c'erano lampadari ma delle plafoniere. Mi ha dato proprio la sensazione di tranquillità. Ai lati del salone ci sono delle camere, tra cui una chiamata "camera verde", perché ci sono dei lampadari verdi: è una sala lettura. Nel palazzo c'è addirittura l'infermeria!

Le stanze che più mi sono piaciute sono state quelle della Lupa, dove si trova la statua di una Lupa che allatta Romolo e Remo, e soprattutto la stanza delle donne: alle pareti ci sono  quadri delle presidentesse, e su una  parete ci sono  degli specchi, con scritto sotto "Presidentessa" o "Presidente". E'una cosa molto carina, che fa pensare che ognuno di noi, studiando, potrebbe diventare il prossimo presidente della Camera.

Successivamente ci hanno portato nella Camera dei Deputati e fatti sedere sulle tribune. La Camera  e' un ramo del Parlamento, l'altro ramo e' il Senato. Camera e Senato legiferano e approvano le leggi; la sede del Senato è a  palazzo Madama.

Il momento che non dimenticherò mai della visita è stato quando siamo entrati  nella Camera dei Deputati. Nonostante  fosse così grande, mi sentivo oppressa. Mi guardavo attorno un po’spaesata, e i colori scuri del legno mi facevano sentire come se avessi un  fiato sul collo. D’improvviso però è cambiato tutto. Il mio sguardo è andato verso l’alto e quelle sensazioni cupe immediatamente sono sparite. Mi sembrava di stare  in una serra,  per  quelle vetrate ad effetto giardino incantato. Nella mia mente in quel momento ero una farfalla e pian piano andavo sempre più in alto, liberandomi nel cielo. I miei pensieri sono stati  però interrotti dal parlare della guida, la quale spiegava proprio che le decorazioni del soffitto in vetro erano in stile liberty; davvero buffo eh? Liberty. Era  lo stile di  come mi sentivo io: libera!

Della visita a Palazzo Montecitorio sono pochi i momenti che veramente porterò dentro di me. Pochi non perché non mi sia piaciuto,anzi ringrazio per l’opportunità che mi è stata concessa, ma perché di momenti belli ce ne sono stati così tanti che ho dovuto fare un accurato esame per selezionare le cose davvero importanti. 



(Contributi di Michele Vaccaro III F, Chiara Maisto III F, Raffaella Pezzella III F, Francesca Astuccia III E, Vincenzo Paolone III E, Sara Liccardo III E, Aurora De Roberto III C)


Chi vuole avere un'idea visiva di ciò che riserva Palazzo Montecitorio, può "accontentarsi" della visita virtuale, cliccando sul seguente link.

Visita virtuale della Camera dei Deputati







venerdì 30 dicembre 2016

Natale di solidarietà.

Omai è parte della tradizione scolastica.
Anche quest'anno nella scuola media Ada Negri di Villaricca si è tenuta  la "Manifestazione di solidarietà", incentrata sulla vendita a scopo di  beneficenza dei prodotti del laboratorio artistico e affiancata da numerose altre attività.


La Manifestazione è momento conclusivo del progetto "Aspettando il Natale" che coinvolge anche gli alunni diversamente abili nella realizzazione di manufatti artistici:   il laboratorio è luogo e momento d’integrazione per tutti i ragazzi della scuola.





Molti momenti di "spettacolo" hanno arricchito l'evento: dalla rappresentazione teatrale "Natale... dov'è finito?" realizzato dalle classi I e II F, agli intermezzi musicali  - il piccolo grande coro delle classi I A, I C e I G diretto dalla prof. Falasca,  i concerti per flauti e diamoniche  delle classi II A, II C, III A, III G, III C, solo per citarne alcuni -  durante i quali alunni di classi diverse hanno lavorato insieme  sperimentando già nelle prove la bellezza  del muoversi all’unisono verso  obiettivi comuni: integrazione, collaborazione, solidarietà ma anche festa.






I proventi della vendita di beneficenza saranno devoluti  all'UNICEF.

Buon anno nuovo!





martedì 13 dicembre 2016

Premio Letterario Minerva "Letteratura per ragazzi" - Ottava edizione

Al Premio Letterario Minerva "Letteratura per ragazzi" ci siamo stati anche noi della scuola media 
ADA NEGRI di Villaricca!


  
Ecco un passo dall'articolo pubblicato da teleclubItalia.it.

"Giugliano. Il palazzo Palumbo apre le porte ai giovanissimi studenti delle scuole medie di Giugliano e Villaricca per un importante appuntamento: l’ VIII edizione del premio Letteratura per ragazzi, tenuta stamane dall’Associazione Minerva.
Dopo il coinvolgimento dei licei delle province, infatti, hanno colto l’invito anche gli istituti G. B. Basile, Gramsci – Impastato, Ada Negri e Siani, salutati e ringraziati calorosamente della presidente dell’Associazione Bianca Granata, che ha esortato docenti, genitori e ragazzi ad acquisire e coltivare insieme il piacere per la letteratura e la cultura.
I finalisti di quest’edizione sono Fulvia Degl’Innocenti con Portami con te, Lorenza Ghellini con Almeno il cane è un tipo a posto e Roberto Morgese con E…lezioni in classe! . Gli scrittori, trovandosi a loro agio tra i ragazzi, hanno risposto con piacere alle loro domande ed hanno definito l’incontro arricchente, gratificante e profondo."*



Ma chi sono i tre scrittori finalisti del Premio Minerva?

Nata a La Spezia , Fulvia Degli  Innocenti ha una laurea in pedagogia, ha seguito un corso di giornalismo, ha collaborato e collabora con molti giornali e ha condotto programmi radiofonici. La giovane donna dai capelli corti e neri e dal sorriso  contagioso é madre  di due ragazzi e vive a Milano.
Fulvia ama interagire con i ragazzi, infatti, dirige la collana di narrativa "Il parco delle storie". Ha scritto svariati libri, la maggior parte per i giovani, con cui ha vinto molti premi tra cui il "premio bancarellino 2011". Fulvia  rifiuta le etichette sui ragazzi e combatte la massificazione. Il padre per lei é stato un modello da seguire, ció nonostante, quando decise di spiccare il volo e i genitori cercarono di fermarla,  lo fece ugualmente. Ha partecipato al Premio Minerva con il libro "Portami con te".
(Scheda a cura di Francesca Maisto, III F)



Lorenza Ghinelli è una bella signora dai capelli rossi e ricci, molto simpatica e con una vocina tanto graziosa. Nella sua ricerca artistica ha esplorato diversi linguaggi: teatro, danza, fotografia, pittura e montaggio, ma lo strumento espressivo che predilige è la scrittura.
Il suo romanzo d'esordio è "Il Divoratore".Altri libri sono stati "Con i tuoi occhi" , "Sogni di sangue" , "La colpa", Ha partecipato al premio Minerva con il libro "Almeno il cane è un tipo a posto" , che racconta di "un’intera galassia di amici, parenti e adulti alle prese con una tempesta di incontri e scontri che nel corso di una manciata di giorni li cambierà per sempre."
Attualmente la scrittrice collabora con la Scuola Holden come docente.
(Scheda a cura di Christian Micillo  III F)






Il brillante Roberto Morgese insegna in una scuola primaria, è appassionato d'arte e natura, scrive libri per bambini di tutte le età e anche per adulti. 
Ha l’abitudine di scrivere all’alba, alle cinque del mattino, e il suo più fidato consigliere, per quanto riguarda personaggi e storie, è un bambino, suo figlio.
Ha partecipato al premio Minerva con il libro "E...lezioni in classe", in cui la 2 B decide di eleggere un capo classe e il professore crea una strategia per far capire loro che sono capaci di gestirsi in modo collettivo senza bisogno di una "guida" da seguire.
(scheda a cura di Emanuele Pagano III F)




A proposito di domande, ecco le nostre, con le relative risposte.

Nel libro “Portami con te” il protagonista Florentin vive inizialmente a Lesini, una città immaginaria della Romania. Il suo percorso lo porta in due città reali, Jesi e Livorno. Perché ha deciso di inventare una città per Florentin? 
FULVIA DEGLI INNOCENTI: Curioso , questa domanda me l’hanno fatta già in tanti, quindi è una cosa che incuriosisce molti ragazzi. Prima di scrivere questo romanzo mi sono documentata e ho parlato con una persona di un’associazione che lavora con gli orfani bianchi in un villaggio della Romania e mi ha mandato un sacco di fotografie. Visto che non ci sono mai stata, ho creduto fosse più corretto inventare un villaggio. Ho preferito tratteggiarne uno ideale che ha anche le caratteristiche di un villaggio reale.

Uno dei temi del suo libro è l’omosessualità femminile. In genere si pensa all’omosessualità come maschile. Perché ha scelto di assegnare un ruolo importante ad una coppia al femminile? Per stupire, per educare o per cosa?
LORENZA GHINELLI: Io avrei potuto scrivere di una coppia etero sessuale però la letteratura ha anche lo scopo di descrivere l’attualità e soprattutto di smontare degli stereotipi. Per me era importante avere una storia felice e serena che potesse dimostrare anche la realtà. Ho usato le donne per parlare poi del “cyber-bullismo”, infatti nel libro Massimo e Filippo pensano per un attimo di poter uscire dalla situazione in cui sono stati messi dai bulli attraverso le foto che poi venderanno ai ragazzi piu grandi , attraverso la conoscenza diretta delle omosessuali.

Un elemento del suo libro che mi ha molto colpito riguarda scelta nella famiglia di Florentin, di assegnare nomi di fiori ai suoi membri, che svela un interesse particolare verso la natura. Qual è il suo rapporto con la natura? 
FULVIA DEGLI INNOCENTI: Che domanda originale. Quando uno crea un personaggio si parte sempre da un nome , ed io ho dato questo nome che assomiglia per assonanza al nome del mio secondo figlio, Valentino. Lo scrittore si lascia condurre dalla sua immaginazione, e ciò mi ha condotto a fare questa connessione , “Florentin ha un nome di un fiore e per questo tutti si chiameranno con questa caratteristica come molte tradizioni nelle famiglie collegate ai nomi” (…).
Il mio rapporto con la natura. Io amo moltissimo i paesaggi della natura. Mi rendono serena. Per quanto riguarda i fiori, la mia casa non è piena di fiori, perché riescono a dare una bella sensazione ma sono molto tristi, sono morti. Ho avuto molti animali nella mia vita: pesci rossi, criceti ed ho una fantastica cagnolina bianca che si chiama Sofia.

Ancora sul rapporto tra uomo e natura. La dedica del suo libro è “per i frutti i fiori e Margò”. I frutti e i fiori sono immagino dei simboli, ma Margò? E’ un personaggio del romanzo, ma è anche una persona reale? E chiedo anche agli altri autori. Quanta esperienza o  vita reale c’è nei vostri libri, e quanto invece è solo invenzione, immaginazione? 
LORENZA GHINELLI: Margò è il personaggio creato prima di tutti. Io da bambina ero molto simile a Margò. I libri che scrivevo prima erano molto cupi, questo è un libro che dedico a me stessa, infatti questo romanzo è stato un tributo alla mia infanzia. Come Margò ho vissuto molti momenti così. Anche a me è capitato di incontrare un Vito, una Celeste, un Filippo.

Del suo libro mi ha colpito una frase. “Avevano ragione i tuoi compagni: un vero capo non ha mai paura di fare la cosa giusta”. Per lei “essere un capo” significa non avere paura di fare la cosa giusto e cosa ancora? Cosa significa essere un capo?
ROBERTO MORGESE: Questa è una domanda difficile, cosa significa essere un capo? Significa che non ti imponi, che gli altri riconoscono le tue qualità.
Io l’ ho proposto anche alla mia classe. Si erano candidati diversi ragazzi. A un certo punto uni dei miei ragazzi nel proprio programma elettorale ha detto “se sarò eletto capo tutti gli intervalli saranno di tre quarti d’ora”. È stato eletto subito e quindi riconosciuto capo , o meglio votato, dopo di che tutti chiedevano atto della sua promessa e ovviamente non riusciva ad esaudirla perché ci sono dei regolamenti, avrebbe  significato perdere una lezione importante, come il laboratorio di scienze, o la palestra. Quindi non funzionava. E in questo caso lui era un capo,  ma nei fatti non lo era. Essere capi significa mantenere le promesse, impegnarsi per gli altri ed essere un punto di riferimento. 

Ancora una frase.” Se uno non vuole avere grane è bene che si adatti. Ma io non so se ce la faccio”. E chiedo quanto condivide il principio dell’adattarsi per non avere grane.
LORENZA GHINELLI
Ti rispondo con una domanda che mi hanno fatto in una classe, una ragazza mi ha detto “una persona che subisce il bullismo che cosa deve fare? Deve cambiare qualcosa di sé o del bullo?” Allora se avessi risposto in modo stereotipato sarebbe tutto molto facile e ci abbiamo ragionato insieme. Infatti abbiamo sperimentato che tutti dobbiamo cambiare quando qualcosa non va e questo peso su una persona che subisce violenza è farle violenza due volte. Ecco il problema si è esteso e non riguarda solo il bullo e chi subisce, ma riguarda tutti anche quelli che guardano e che stanno zitti, invece si dovrebbe fare qualcosa.

Un’altra frase ancora. “Vedrai Florentin, riporteremo la musica nelle nostre vite. E lo faremo tutti insieme.” Cosa significa per lei portare la musica nella vita? E lei come porterebbe la musica nella vita degli altri?
FULVIA DEGLI INNOCENTI: Che domande bellissime che state facendo, incredibile molto bravi. Dico questo perché agli scrittori capita spesso di andare nelle classi e avere domande un po’ ricorrenti, poi ci sono domande come queste che ti spiazzano! La musica è un armonia. Io ho rincominciato a suonare il pianoforte, uno strumento che suonavo da giovane, e per produrre un armonia devono stare bene insieme. Nella vita di una famiglia l’armonia significa stare bene insieme, avere ruoli, dialoghi, serenità  e ovviamente quella che era accaduto nella famiglia di Florentin aveva rotto quell’armonia portando un rumore assordante. Cioè vuoto, rumore, dolore quindi portare la musica fa si che ci sia un insieme dove ogni strumento va d‘accordo con l’altro e produce una musica orecchiabile. 

Lei fa riferimento a problemi attuali come problemi relazionali come bullismo ecc... Lei vuole spronare i lettori a superare i propri problemi? Voi pensate che un libro possa aiutare a superare i propri problemi?
LORENZA GHINELLI: Mi piacerebbe tantissimo che dopo aver letto il libro un ragazzo  trova la voglia di parlare di un problema, magari con gli amici con cui non ha avuto mai il coraggio di parlare.  Credo che i tabù siano nocivi e ho voluto affrontare tanti argomenti. Se ci pensi all’inizio sono tutti soli nella loro sofferenza, quindi a me interessa parlare di questi problemi.
FULVIA DEGLI INNOCENTI: Credo cosi tanto che i libri possano cambiare la vita da  fare mio questo argomento nel  libro “la Libraria” , Racconta di una libraria molto speciale:  i suoi clienti, che sono un po i suoi pazienti, le raccontano i loro problemi e lei gli consiglia un libro speciale, che li aiuterà a risolvere quel nodo stretto che stringe il loro cuore e li impedisce di essere liberi e felici. Quindi ci credo tanto. E credo che ogni storia ci possa portare con sé e fare innamorare, appassionare e aprire delle riflessioni. Ci sono libri che da un modo ti trasformano in un altro, ti fanno provare emozioni che prima non avevi provato mai prima.
ROBERTO MORGESE: I libri contengono delle storie e sono le storie quelle che noi leggiamo e ci raccontiamo. Se un libro riesce a cambiare qualcosa è perché chi legge prende la storia  e se ne impadronisce, la trasforma a modo suo e vede come risuona nella sua vita. Il fatto di costruire le storie, questo si, che cambia la vita. Leggere libri sempre dà la possibilità di dare un senso alla  vita perché vedi la tua vita come una storia.

Vorrei fare una domanda a tutti e tre gli autori. Oltre a libri per ragazzi gli autori presenti hanno scritto anche libri per adulti. Vorrei sapere perchè si sceglie di scrivere libri per ragazzi, e quali differenze, ma anche quali difficoltà, questa scelta comporta.
FULVIA DEGLI INNOCENTI: Io  ho scritto per i bambini dai 6,8,10,13,16 anni, però  se un romanzo che porta delle emozioni e una storia poi lo può leggere chiunque,  anche un adulto. Scrivere un libro significa avere un'idea. L'idea è il nucleo  che conduce a scrivere la storia come se fosse la trama di un  tessuto o di una ragnatela. Sto usando delle metafore perché scrivere è anche saper usare le parole, fino ad arricchire tutti i particolari.  
ROBERTO MORGESE:  Io scrivo libri per bambini dai 3 anni fino ai 15,16 ma scrivo anche libri per adulti, una categoria molto pericolosa di adulti, gli insegnanti. Quando scrivo libri per insegnanti  sono serio. Invece quando scrivo per i ragazzi  letteralmente gioco e mi diverto.  
LORENZA GHINELLI: I precedenti libri erano catalogati come libri per adulti ma io sinceramente non mi sono mai posta il problema,  Le storie che racconto  sono storie  per me  sono urgenti in quel momento:  a volte perchè qualcosa  non va, a volte perché devi parlare con qualcun altro. Rispetto ai libri precedenti qualcosa è cambiato.  La leggerezza,  che rende un libro più trasversale.   Non ho mai creduto che scrivere un libro per ragazzi significasse semplificare il linguaggio perché non ho mai pensato di semplificare. Una cosa che ho notato nella narrativa che viene considerata per adulti  è che a volte gli scrittori  possono nascondersi dietro vari giochi di stile, mentre  i ragazzi pretendono la sostanza.  Questa è una sfida che ho trovato sorprendente.

Nel libro “Portami con te” c’è un barbone che insegna a Florentin a cavarsela in strada e dice: “Tu sai qual è la tua strada. Ogni uomo ha la sua. E libertà è la parola più bella”. Per Florentin forse la parola più bella è mamma. Per voi, invece, qual è la parola più bella?
FULVIA DEGLI INNOCENTI: La parola libertà è sicuramente una parola importante per me, tanto che  quando mi sono laureata ho fatto una tesi proprio sulla libertà. E quando prima vchiedevate qual è il libro che mi ha cambiato la vita, uno dei libri ha come titolo  "Libertà",  è di Jonathan Franzen,  un autore americano. Libertà  vuol dire fare la propria scelta.
LORENZA GHINELLI: La parola per me più importante è resilienza, una parola  presa in prestito dall’ingegneria.  La psichiatria l’ha presa in prestito per raccontare quella capacità cosi rara e magica che hanno le persone di volgere a proprio vantaggio un trauma ed ecco che il trauma diventa una risorsa.  Non facciamoci scoraggiare dagli inciampi che la vita ci pone davanti.
ROBERTO MORGESE: La parola che preferisco è comunità perché io ho fiducia nel gruppo non come un entità in cui ognuno fa quel che gli pare, ma per ciò che nel gruppo accade: le relazioni, la forza che una sola persona trova nel gruppo. Comunità è un insieme di membri e tiene insieme concetti come  responsabilità,  rispetto, amore, amicizia. 

Che significherebbe vincere questo premio per voi? Inciderebbe sulla vostra carriera?
FULVIA DEGLI INNOCENTI: Guarda che domanda finale grandiosa! Ma tanto i conti sono fatti, già avete votato e l’urna ha già il verdetto. Io sarei molto felice, mi è capitato in passato di vincere dei premi ed è una gioia grande. .
LORENZA GHINELLI: Per me è super speciale  essere qui a parlare.   E' una cosa impagabile. È ovvio che vincere un premio è un piacere, se dicessi il contrario sarei ipocrita. Però, veramente,  la cosa più importante è che io ho scritto il libro, anche i precedenti, sperando sempre che venga letto.  Per  l’incontro organizzato oggi con voi, per   le vostre domande, io torno a casa felice.
ROBERTO MORGESE: Condivido tutto quello che ha detto Lorenza, perché anche a me ha fatto un grandissimo piacere. Io non amavo per niente leggere.  il momento in cui ho davvero iniziato ad amare la lettura, anche con libri più complessi, è stato quando un adulto mi prestò dei libri, era un prete della mia parrocchia. Quando glieli riportavo diceva “Te piaciuto questo libro, qual è la parte che ti è piaciuta di più?"
Quando ero piccolo era molto raro fare un incontro con un autore, invece  voi avete l'opportunità. Se io risulterò vincente sarò contento, ma per  quanto mi riguarda,  rispetto alla mia esperienza di ragazzo,  i vincitori siete voi.

(trascrizione delle risposte a cura di  Francesca Astuccia e Vincenzo Paolone, III E)




Qualche impressione dei ragazzi 

Mi aspettavo fosse una cosa noiosa partecipare a questo premio. Sono rimasta contenta di quest'esperienza , ho avuto l'opportunitá di vedere come sono gli scrittori in realtá. Io  personalmente me li aspettavo molto diversi, Mi é piaciuto molto il modo calmo e pacato di esprimersi di Lorenza Ghinelli e di certo non mi aspettavo che Fulvia Degli Innocenti fosse una gran chiacchierona. Mi sono divertita molto a votare. Francesca Maisto III F

Siamo entrati verso le 9:00. Gli autori sono entrati dopo i voti dei ragazzi, poi ci sono state  le presentazioni degli autori e della presidente della  Minerva e in seguito le domande delle 4 scuole. Ogni domanda ha avuto risposta precisa e specifica, Alcune domande erano per un solo autore altre (come la mia) erano per tutti e tre. L' autrice che mi è piaciuta di più è stata Lorenza, mi piaceva di lei il suo carattere e il suo tatuaggio,  che mi aveva stupito. Infine ho avuto il piacere di farmi fare delle dediche.  Domenico Gargiulo III H

Il giorno 01/12/16 siamo stati invitati alla premiazione del premio Minerva effettuatasi al palazzo Palumbo. Inizialmente l' attesa è stata un po' noiosa in quanto abbiamo dovuto attendere gli autori dei tre libri, ma poi vedendoli entrare in sala, mi sono subito incuriosita. La cosa che mi ha colpito maggiormente è stata che gli autori non sembravano affatto come li avevo immaginati, perché leggendo i loro libri, si sono mostrati caratterialmente molto diversi dal loro modo di scrivere.Tra i tre autori la persona che mi ha incuriosita maggiormente è stata Lorenza Ghinelli,sia nel suo modo di porsi, ma anche nel modo di rispondere alle nostre domande usando un linguaggio semplice e congeniale a noi ragazzi. Non sono mancati anche momenti in cui mi sono distratta poiché alcuni discorsi erano diventati pesanti da ascoltare. Sicuramente quest' esperienze mi è servita per comprendere meglio  ciò che gli autori volevano comunicare ai lettori tramite i propri libri. Fabiana Di Maro III H

Il primo dicembre siamo andati al premio, all' inizio aspettare gli autori è stato noioso ma poi quando sono entrati  sono rimasta sbalordita, perché non me li aspettavo così. Ho subito notato che l' autrice di "Portami con te" parlava molto è anche quella che mi ha sorpreso di più  per la differenza da come l' avevo immaginata. Irene Pirozzi III H

Il primo dicembre siamo stati inviati al Premio Minerva Letteratura per Ragazzi, ottava edizione. Con sincerità, pensavo fosse molto noioso. Poi però, tutti i mercoledì alla terza ora abbiamo incominciato a lavorare ed io sono diventata entusiasta al pensiero di partecipare al premio. Arrivati al Palazzo Palumbo di Giugliano, un avevo un'ansia assurda, poiché sarei dovuta andare sul palco e fare una domanda a Lorenza Ghinelli. Dopo la votazione sono entrati gli autori. Io non facevo altro che guardare Lorenza perché mi hanno colpito molto il suo modo calmo e sorridente e la sua bella chioma riccia rossa. Anche Roberto Morgese mi è apparso molto simpatico. La prima ad essere intervistata è stata Fulvia Degli Innocenti e subito ho capito che è una gran chiacchierona, ma a me non dispiaceva per niente, perché a me incuriosisce molto sapere della vita normale al di fuori del lavoro degli autori e cosa pensano veramente. Mentre si leggevano le schede coi voti, abbiamo avuto l'opportunità di fare foto e avere un autografo da ogni autore. Appena ci siamo seduti tutti, ci è stato comunicato il nome della vincitrice: Lorenza Ghinelli. Il suo libro a me è piaciuto di più, infatti sono stata molto contenta che abbia vinto lei. È stata un'esperienza bella ed emozionante, che non scorderò mai. Francesca Astuccia III E


Il 1/12/2016 sono stato al Premio Minerva 2016 presso il palazzo Palumbo . Io e i miei compagni abbiamo rappresentato l'Ada Negri . È stata un'esperienza unica, anche perché abbiamo conosciuto Fulvia Degli Innocenti, Lorenza Ghinelli e Roberto Morgese. La vincitrice del premio è stata Lorenza Ghinelli. Il suo libro mi è piaciuto molto. C'erano molti personaggi e tante vicende differenti che si sono concluse tutte con un lieto fine . Le espressioni che usa sono comiche ma significative. Francesco Scotti II E

Quando la mia professoressa  mi chiese se volevo partecipare al progetto Minerva le risposi di si, ma poi pensai che sarebbe stata una cosa noiosa. Nel riunirci  per formulare delle domande sono diventata molto entusiasta del progetto. Il 1 dicembre,  al palazzo Palumbo, sinceramente avevo un pò d'ansia perché comunque ero emozionata al pensiero di porre la domanda allo scrittore Roberto Morgese ma ero anche felice e serena poiché mi piaceva l'idea  di essere un giudice. Giulia Scarda III G

Il 1 dicembre io, le mie amiche e altri ragazzi di altre classi siamo stati invitati al "Premio Minerva Letteratura per ragazzi" presso il Palazzo Palumbo,a Giugliano.Appena arrivata ero molto ansiosa ma dopo aver esposto la mia domanda l'ansia è scomparsa. Io e gli altri ragazzi di altre scuole abbiamo avuto la possibilità di esporre  una nostra curiosità, sotto forma di domanda, e ascoltare le loro risposte e abbiamo anche votato il libro che ci è piaciuto di più tra i tre. Sono molto felice di aver vissuto questa esperienza.
Flora Mastellone III G

Alcune nuove esperienze iniziano quando a scuola i prof hanno idee strampalate. Infatti io sono rimasto molto perplesso quando in classe la prof comunicò che  si sarebbe tenuto il  Premio Minerva e che avremmo potuto partecipare.
Inizialmente non sapevo se partecipare o meno,  la proposta non mi allettava soprattutto perché si doveva leggere. Ma alla fine  ho ricavato  una bellissima esperienza. Vincenzo Paolone III E

Sono molto felice di aver partecipato a quest'esperienza. È stata una vera passeggiata e mi ha trasmetto molte emozioni. Ho incontrato gli autori di tre libri interessanti e significativi.  Inizialmente ero un poco ansiosa ma allo stesso tempo soddisfatta di trovarmi lì e poter togliermi un dubbio riguardo al libro "Almeno il cane è un tipo a posto" di Lorenza Ghinelli. Finite le domande da porre ad ognuno degli autori, ci è stato lo spoglio dei voti, . Di questo progetto ho anche ricordi: le foto e gli autografi. E non è finito qui. Ci siamo proposti  di scrivere recensioni e di fare altri  lavori per poter conservare quest'esperienza e lasciarla  anche  alla scuola. Giusy Mancino III G





Appuntamento a maggio, per la gara tra i lettori dei libri del Premio Minerva.


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